Danzare la Vita!

La base concettuale della Biodanza proviene da una meditazione sulla vita, dal desiderio di rinascere dai nostri gesti spezzati, dalla nostra struttura di repressione vuota e sterile. Potremmo dirlo con certezza: della nostalgia d’amore.

Il primo approccio conoscitivo del mondo, prima ancora della parola, è la conoscenza tramite il movimento. La danza è perciò un modo di essere-nel-mondo, l’espressione dell’unità organica dell’uomo con l’universo. Questa nozione di danza come cinestesia integrativa è molto antica e attraverso la storia ha numerose espressioni culturali come le danze primitive, le danze orfiche, le cerimonie tantriche e le danze giratorie del Sufismo. Il poeta Jala-od-Din Rumi (secolo XIII) esclamava:

“O giorno, alzati… gli atomi danzano, le anime, ebbre d’estasi, danzano, la volta celeste, a causa di questo essere, danza. Ti dirò nell’orecchio verso dove conduce la sua danza. Tutti gli atomi che sono nell’aria e nel deserto – intendilo bene – sono innamorati come noi e ognuno di essi felice o addolorato che sia, si ritrova illuminato dal sole dell’anima incondizionata.”

Una sessione di Biodanza è un invito a partecipare in questa Danza Cosmica della quale parla il poeta sufi. Questa affermazione in questo caso risulta sorprendente nel malinconico panorama socio-politico del nostro tempo.

In un mondo come il nostro, di fame e genocidio, di tortura e tradimento, in un mondo di abbandono infinito, com’è possibile mettersi a danzare? A prima vista sembra una contraddizione. Ciononostante, la mia proposta non consiste solo nel danzare, ma nell’attivare, mediante particolari danze, potenziali affettivi e di comunicazione che ci connettono con noi stessi, con il prossimo e con la natura.

E poi, come potremmo cambiare il mondo senza cambiare noi stessi? La trasformazione mediante Biodanza non è una mera riformulazione dei valori, ma una vera transculturazione, un apprendimento a livello affettivo, una modificazione limbico-ipotalamica. La deformità dello spirito occidentale culminò, durante questo secolo, con i più grandi attentati contro la vita umana che conosce la storia. La patologia dell’ego è stata rinforzata fino a estremi mai raggiunti prima.

A incentivare questa patologia ci sono le istituzioni statali, le ideologie politiche ed educative.E ancora, molti degli intellettuali e pensatori della nostra epoca collaborano in questo vasto processo di tradimento della vita. Pertanto la nostra azione è una trasgressione aperta di valori della cultura contemporanea, di dettami di alienazione della società dei consumi e delle ideologie totalitarie.

Il fallimento delle rivoluzioni sociali si deve al fatto che le persone che le promuovono non abbiano realizzato esse stesse il processo evolutivo.

Le trasformazioni sociali possono avere successo soltanto a partire dalla salute e non dalla nevrosi o dal risentimento. Diversamente, gli scambi sociali sostituiranno soltanto una patologia con un’altra.

Biodanza si propone di restaurare nell’essere umano il legame originario con la specie intesa come totalità biologica. Questo punto di partenza è indispensabile per la sopravvivenza. Biodanza trova la sua ispirazione nelle origini più primitive della danza.

E’ importante chiarire che la danza, in un senso originale, è il movimento vivencial. Molte persone associano la danza allo spettacolo del “balletto”. Questa è una visione formale della danza. La danza è un movimento profondo che nasce dalla parte più viscerale dell’uomo. E’ movimento di vita, è ritmo biologico, ritmo del cuore, della respirazione, impulso di legame alla specie, è movimento d’intimità.

Credo in una danza organica, che risponda ai modelli del movimento che danno origine alla vita. Abbiamo cercato questa coerenza e l’abbiamo trovata, posizioni generatrici, armonia musicale tra gli esseri viventi, risonanza profonda con i micro e i macrocosmi. Il nostro proposito è quello di delucidare queste forme di movimento per un vincolo reale. Soltanto se i nostri movimenti restaurano il loro senso vincolante, riusciremo a rinascere dal caos osceno della nostra epoca. Partecipiamo così ad una visione differente. Abbiamo accesso ad un nuovo modo di vivere risvegliando la nostra sensibilità assopita. Siamo troppo soli, nel mezzo di un caos collettivista.

C’è un modo di stare assenti in tutta la nostra presenza. Nell’atto di non guardare, non ascoltare, non toccare l’altro, lo priviamo sottilmente della sua identità. Non riconosciamo in lui una persona. Stiamo con lui, ma lo ignoriamo. Questa squalificazione, cosciente o inconscia, ha un senso terroristico che include tutte le patologie dell’Ego. Celebrare la presenza dell’altro, esaltarla nell’incanto essenziale dell’incontro è, in questo caso, l’unica possibilità salutare.La tenerezza: qualità di una presenza che concede presenza.

Ciò di cui necessitiamo per vivere è un sentimento di intimità, di trascendenza, di associazione godereccia e di discorsi stimolanti . E’ proprio in queste necessità naturali che poniamo i nostri obiettivi. Sappiamo che la consistenza essenziale non può provenire da un’ideologia , ma dalle vivencias in azione. La nostra finalità è attivare, attraverso al danza e gli esercizi di comunicazione in gruppo, profonde vivencias armonizzatrici.

Rolando Toro Araneda

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